Minoranze che impongono un futuro peggiore a tutti.

Partiamo da un dato sulla popolazione complessiva: i residenti sono 325 milioni. Togliendo i minorenni che non hanno diritto di voto, la popolazione da 18 anni in su è di circa 240 milioni. Fra questi però i cittadini Usa sono 220 milioni (gli stranieri, anche se legalmente residenti con Green Card, non hanno diritto di voto).

È da qui in poi che le statistiche prendono una piega diversa da quelle italiane e di molti altri paesi europei. Oltre che cittadino bisogna essere “eligible”, cioè avente diritto a votare. Il diritto di voto può decadere come pena complementare ad una condanna penale. In certi casi – molto più rari – il diritto può essere tolto anche per malattia mentale.

Avendo gli Stati Uniti la più vasta popolazione carceraria del mondo, lo scarto è consistente: passando dai cittadini agli aventi diritto si scende di colpo a 208 milioni.

Infine, un altro passaggio che non esiste in molte altre democrazie. Qui negli Stati Uniti non basta essere un cittadino avente diritto, per essere iscritto nel registro elettorale del proprio seggio nel luogo di residenza. Bisogna anche iscriversi, “registrarsi” come elettore, in certi Stati dichiarando anche la propria affiliazione (democratico o repubblicano o indipendente). Ci si registra, tipicamente, negli stessi uffici dove si fa la patente di guida; ma anche per corrispondenza oppure online, sugli appositi siti governativi; o infine riempiendo un modulo al momento della cerimonia di naturalizzazione (come feci io quando divenni cittadino due anni fa).

Ed ecco che gli iscritti scendono parecchio: a soli 142 milioni. Va aggiunto, ed è particolarmente importante in questa elezione, che da anni infuria una controversia sui documenti necessari per effettuare la registrazione. In una nazione dove non esiste l’obbligo di avere una carta d’identità, e quindi molti non la possiedono, i repubblicani tentano sistematicamente di renderla una condizione essenziale per la registrazione elettorale, passaggio che crea ostacoli ai più poveri, in particolare a neri e ispanici che votano massicciamente per i democratici.

Infine, ricordando che nelle elezioni presidenziali si registra la massima affluenza al voto (molto più alta che nelle mid-term, elezioni solo legislative), il dato resta pur sempre molto basso. Nell’ultimo voto presidenziale, 2012, l’affluenza fu del 55% circa, in 66 milioni votarono per Obama, 61 milioni per Romney. Totale 127 milioni. Ma anche sulla misurazione del “turnout” – affluenza alle urne – c’è una controversia da anni. Qui riprendo le due definizioni riportate dall’enciclopedia Wikipedia citando il demografo Michael McDonald. Se l’affluenza al voto si misura sulla popolazione in età di voto (gli aventi diritto “teorici”, Voting Age Population o VAP) effettivamente era del 55% all’ultima presidenziale. Se invece la misuriamo sugli aventi diritto reali (Voting Eligible Population o VEP) allora era del 61%.
Quindi… possiamo affermare, dati alla mano, che il presidente viene eletto da una minoranza di ricchi ignoranti e anziani, che privano tutta la popolazione della loro tranquillità futura.

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RICORDATEVELO, SE CREDETE CHE ASTENENDOSI DAL VOTO

LE COSE POSSANO MIGLIORARE !!

CHI SI ASTIENE E’ COMPLICE !!

 

 

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