SE L’ABBIGLIAMENTO VI “DISTURBA”… SIETE VOI I “DISTURBATI MENTALI”!

16 GIUGNO

LA SQUADRA EGIZIANA SI SCONTRA CON LA GERMANIA SULLA MITICA SPIAGGIA DI COPACABANA ALLE OLIMPIADI DI RIO. PECCATO CHE A QUALCUNO NON PIACCIA CHE LE ATLETE NORDAFRICANE SONO COPERTE DALLA TESTA AI PIEDI, SENZA NEANCHE UN LEMBO DI PELLE IN VISTA –

DA LONDRA 2012 I BIKINI NON SONO OBBLIGATORI:

SOLO DA ALLORA I PAESI MUSULMANI (RIGIDI) HANNO COMINCIATO A PARTECIPARE…

 

Dalle Olimpiadi di Londra 2012 le giocatrici potranno in alternativa utilizzare maglia e pantaloncini al posto del tradizionale due pezzi.

 

La Federazione internazionale di pallavolo (Fivb) vuole in questo modo rendere più popolare il beach volley anche nei paesi dove è ancora poco conosciuto, rivedendo le regole sulle divise, nonostante il bikini non abbia nulla a che fare con la sensualità, bensì con il massimo rendimento in campo.

Ma c’è chi allo stile non vuole proprio rinunciare. Come ad esempio Shauna Mullin e Zara Dampney, stelle del beach volley britannico che nel 2012 hanno presentato la divisa ufficiale disegnata da Stella Mc Cartney, figlia di Paul, il cantante dei Beatles.

 

La nazionale egiziana ha poi giocato con quella italiana (Marta Menegatti e Viktoria Orsi Toth), che ha vinto a sua volta 2 a 0, e anche in questo caso si è parlato più di come erano vestite le atlete che del risultato della partita.

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Molti giornali hanno mostrato le immagini delle giocatrici in bikini di fianco a quelle più coperte, alcuni parlando di “scontro culturale” (come il quotidiano conservatore Times di Londra), altri di “incontro di culture” (come la Stampa e Repubblica in Italia). Sui social network molte persone hanno commentato le immagini parlando del caldo che le atlete egiziane dovevano sopportare per via delle divise più coprenti, o del fastidio che dovevano provare se la sabbia finiva sotto le loro magliette; altri hanno modificato in vari modi sgradevoli le fotografie. El Ghobashy, che ha 19 anni, ha detto all’agenzia di stampa Associated Press (AP) che porta lo hijab da 10 anni e che il velo non le impedisce di fare le cose che le piacciono, tra cui giocare a beach volley.

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Doaa el Ghobashy è stata la prima giocatrice di beach volley a gareggiare con uno hijab: la FIVB le ha dato il permesso di farlo poco prima dell’inizio dei Giochi di Rio, anche se nel regolamento del 2016 questa opzione non era prevista. El Ghobashy comunque non è stata l’unica atleta a partecipare alle Olimpiadi indossando lo hijab: una delle altre che lo hanno indossato finora è la schermitrice della nazionale americana Ibtihaj Muhammad, la prima statunitense a portare il velo alle Olimpiadi, che lo ha tenuto sotto la maschera.

 

 50 EURO AVANTI RENZI 19

 

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La giornalista Lindy West ha scritto sul Guardian alcuni consigli per i colleghi che si occupano di scrivere degli eventi sportivi in cui gareggiano le atlete. West spiega che spesso i giornalisti sportivi non raccontano bene le notizie che riguardano le atlete perché non sono abituati a scriverne, dato che in generale le competizioni maschili ricevono maggiore attenzione da parte dei media. Il sitoValigia Blu ha ripreso i consigli di West traducendoli in italiano.

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