Siria e interessi politico-economici:

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Nei primi anni Settanta, un importante ex funzionario della CIA ha pubblicato un libro intitolato “Il Gioco delle Nazioni: l’amoralità nelle politiche di potere”. Questo libro ha mostrato i ruoli che il suo autore e i servizi segreti americani hanno ricoperto nella formazione di colpi di Stato in Siria e Egitto; oltre ad aver rivelato le modalità di diffusione del potere o dell’autorità degli Stati Uniti, in confronto ad altre nazioni che combattevano nella area, come l’Unione Sovietica ma anche la Francia e la Gran Bretagna.

Il libro in questione ha ottenuto ampia fama a suo tempo, in quanto ha sottolineato che in particolare gli Stati Uniti hanno assistito il colpo di stato del 23 luglio in Egitto che portò alla caduta del regno, con l’avvento di Gamal Abd el-Nasser e l’impeto dell’era nazionalista. 

Il libro indica anche la qualità del danno subito dalla Siria che sperimentò la democrazia in due occasioni: la prima volta, con il colpo di stato militare che firmò l’armistizio con Israele e permise il passaggio dei gasdotti nel paese; la seconda invece fu quando gli ufficiali siriani chiesero a Nasser l’unione totale con l’Egitto. In seguito, fra i partiti democratici ci fu una lotta sanguinaria che vide la Turchia minacciare un’invasione della Siria se avesse siglato un “patto con Baghdad”, mentre gli Stati Uniti appoggiavano il partito Baath.

Il gioco amorale delle nazioni descritto da Miles Copeland consiste in un conflitto fra forze estere in un paese per mezzo di forze locali, mettendo a rischio non solo il futuro, ma anche la presenza stessa del paese in questione.

Dopo quarant’anni è subentrato un tiranno che ha ereditato il potere attraverso dei comportamenti sconsiderati nei confronti del popolo e dell’esercito che allinearono la Siria nel gioco delle nazioni. Non si tratta di un paese che preserva la sua stabilità, esistenza  e prestigio, ma di una vera e propria competizione internazionale che distrugge il paese, uccide la gente e crea sfollati. È vero che gli sviluppi sociali, economici e intellettuali sono impetuosi ed eccezionali nel mondo arabo, come lo sono i colpi di stato delle forze regionali e internazionali. Proprio per questo ci sono enormi difficoltà da affrontare in Siria, in tutta la regione e nel mondo, ma il conflitto fra nazioni e in particolare ciò che comporta nella vita e sicurezza dei cittadini, non può essere considerato in assoluto un gioco.

Contrariamente, alcune parti dell’opposizione hanno scelto di impegnarsi in un meccanismo simile a quello che avviene in Libia, ponendo il destino del paese nelle mani di una coalizione in sostanza piena di paradossi fra Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Francia e Gran Bretagna. In questa situazione l’unico fronte compatto è quello composto da Iran e Hizbollah e perciò si è deciso di sacrificare la libertà, la dignità e l’uguaglianza in nome di interessi internazionali.

Il gioco delle nazioni ha oltrepassato molti limiti concordati in Siria, Libia, Yemen, Tunisia, Iraq, fino ad arrivare in Egitto, dove non si capisce come mai è stato colpito il suo turismo invece di appoggiare il paese nella sicurezza e nell’intelligence, a seguito dell’attentato al volo russo caduto nel Sinai.

I siriani sono stanchi di un conflitto internazionale che provoca morti e distruzione. Oramai hanno perso la speranza sul fatto che a breve si possa concludere il conflitto e per questo sono emigrati in modo massiccio, specialmente a seguito dell’avvento di Daesh (ISIS) e del Fronte al-Nusra. Solo l’apparizione di un consenso internazionale può fornire un nuovo orizzonte, come potrebbe essere l’unione delle due coalizioni sotto l’egida della lotta al terrorismo in Iraq e Siria dopo gli attacchi terroristici in Francia, Libano e Egitto. In questo modo, molti siriani hanno iniziato a sognare un assetto internazionale che abbia come priorità la fine della guerra e la sconfitta di Daesh e al-Nusra.

Ma nel momento in cui è stata preparata un’alleanza e un suo programma militare, la Turchia ha abbattuto un jet russo poco a sud di Alessandretta. È evidente che la Turchia non è d’accordo con questo assetto regionale e internazionale in costruzione  e che gli interessi turchi non potrebbero limitarsi soltanto alla difesa dei Turkmeni.

È evidente, dalla serie di incontri internazionali, che i paesi confinanti con la Siria insistono sul mantenimento dei suoi confini e che la questione dei Turkmeni, come quella dei Curdi, è solo una parte delle problematiche. Così, è partito da Vienna il tentativo di bloccare questo gioco delle nazioni in Siria con l’obbiettivo di un cessate il fuoco e di fare spazio ad una soluzione politica che porti all’unione degli sforzi per la lotta a Daesh, al-Nusra e ad altre organizzazioni radicali. In tutto ciò, la questione più complicata consiste nel creare un consenso nell’opposizione politica e militare in modo che avvenga una transizione del potere, proteggendo allo stesso tempo le istituzioni dello stato.

Questa situazione permette alle elite siriane di riflettere sulla qualità e sulle motivazioni del progetto che verrà difeso durante il processo dei negoziati e su quali interessi vuole preservare, poiché il gioco delle nazioni ci sarà sempre e il problema rimane insito nelle adesioni degli attori locali agli assi di potere che non hanno l’obiettivo di preservare il paese o la vita delle persone.

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