L’Impero Guttalaxico e suoi effetti lassativi.

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La saga di “Star Wars” presenta il cosiddetto scontro di civiltà, rappresentato come un conflitto duraturo tra due ordini culturali, due mondi indipendenti e con un insieme fisso di valori e di ideali concorrenti.

Come qualunque mito, “Star Wars” evoca potenti immaginari di eroi e cattivi, di resistenza e potenza, di follia e saggezza. Yoda, il Gran Maestro dell’Ordine Jedi, rappresenta la saggezza universale di distacco mondana attraverso l’impegno responsabile con gli altri, ricordandoci di usare la Forza per la difesa e il raggiungimento della pace piuttosto che per aggressione. Di contro, Darth Vader, un ex Jedi e generale dell’Impero Galattico, è una figura dal lato oscuro, incarnazione delle tenebre e del male, di ciò che tutta l’umanità può potenzialmente diventare. Nel racconto dei mondi contrastanti, mentre l’Impero Galattico caratterizza un ordine politico basato sul dominio, l’Alleanza Ribelle rappresenta la forza che cerca di ripristinare la Vecchia Repubblica, democratica e costituzionale.

L’Islam radicale è l’Impero Galattico? La forza dello spirito democratico della Repubblica è l’Occidente? Che tipo di mondo è l’Islam, se l’Occidente si distingue dal resto del mondo? È un mondo definito dalla geografia o dai valori?

Storicamente, l’idea di umma ha fatto riferimento all’insieme dei musulmani che vivono nei “territori islamici”. In questa sua accezione, il termine è però stato fortemente contestato sulla scia di nozioni che definirebbero una comunità musulmana in competizione con quella degli “infedeli”. L’idea di una Dar al-Islam (casa dell’Islam) e di una Dar al-Harb (casa della Guerra), ha origine dalle terminologie utilizzate dagli amministratori musulmani medievali e dalle scuole di giurisprudenza per la gestione tattico-geografica dei territori all’epoca governati.

Oggigiorno, in termini geografici, le regioni a maggioranza musulmana si estendono dall’Africa occidentale all’Asia centrale, dalle regioni settentrionali del subcontinente indiano all’Asia orientale (Indonesia), quasi definire un vero e proprio “mondo”. Questo “mondo” si interseca, per ovvie ragioni, con regioni le cui popolazioni locali non appartengono alla umma, qualunque ne sia la sua definizione.

Così, quando i media si riferiscono al “mondo islamico”, vien da chiedersi: di che cosa stanno parlando?

Tra i domini planetari, il mondo islamico è percepito come un regno distinto e lontano da un Occidente immaginato, illuminato e più civile. Questa concezione, implicita al mito di mondi concorrenti, non è solo uno scontro di civiltà, ma l’auto-realizzazione di una cultura occidentale unica e di altri mondi immaginati.

In netto contrasto con queste narrazioni di civiltà, “Star Wars” non è un racconto di mondi concorrenti, ma un trionfo di amore universale, della Forza che “ci circonda e ci penetra” e che, infine, “lega la galassia insieme”. L’Impero Galattico è la politica della paura che si manifesta in un auto-trionfalismo, mentre la Repubblica è la politica dell’amore articolato nella consapevolezza di unità con tutti. “Star Wars” è la cronaca di amore per quel mondo che condividiamo e una atemporalità di pace che si può realizzare solo attraverso il riconoscimento degli Altri. “Star Wars” ci invita a “unire” la Forza, per vedere il mondo come un’unica realtà intergalattica. La sua mitologia è pensata per l’autocritica, per riuscire a vedere al di là di noi, al di là delle nostre differenze.

Chi è Yoda, se non un essere saggio che ci ricorda di non giudicare gli altri per il loro aspetto (uomini o donne, velate o barbuti), ma la loro realtà condivisa nella Forza?

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