SBARCHI: silenzio assordante da parte dei Paesi di origine.

IMMIGRATI

Le tragedie nel Mediterraneo dello scorso fine settimana hanno scioccato l’Europa e il resto del mondo. I politici e i funzionari si stanno azzuffando per formulare una risposta, dopo le dichiarazioni incriminanti dei media e dell’opinione pubblica che hanno parlato del “giorno più buio” dell’Unione Europea o hanno descritto il disastro in mare come “peggiore” di quello del Titanic.  

Di certo, i leader UE non hanno fatto abbastanza per tamponare la recente crisi migratoria, il che è esasperante dal momento che nel 2014 molte sono state le spie d’allarme. L’ondata di sfollati senza speranze e la spregiudicatezza dei trafficanti avrebbero dovuto fornire una ragione sufficiente per modellare una risposta già parecchio tempo fa.

Tuttavia, c’è un altro aspetto dell’equazione: il grido di protesta in Europa ha coinciso con un silenzio assordante da parte dei Paesi di origine, dall’Africa al Medio Oriente, i cui leader non hanno dovuto rispondere alle domande su come stanno cercando di limitare la marea di fuggitivi disperati. Le vittime delle tragedie nel Mediterraneo sono persone reali, che provengono da luoghi realmente esistenti al mondo.

L’UE potrebbe finire col promuovere diverse misure provvisorie efficaci, ma le soluzioni durature arriveranno solo quando la situazione cambierà nei Paesi che esportano così tante persone. Costituirebbe un approccio responsabile iniziare a concentrarsi sulla Libia, dove molti dei migranti iniziano il loro pericoloso viaggio. Paradossalmente, un intervento militare a guida europea era stato condotto in Libia nel 2011 proprio per evitare il massacro di civili. Stavolta, a meno che qualche sorta di intervento economico e politico non venga implementato, i civili continueranno a pagarne il prezzo, traditi dai loro stessi leader e da quelli dei Paesi europei.

I commenti sono chiusi.